partiamo con il primo delirio


ok, questo è il mio primo “breinstorming”, un pezzo scritto di getto con la tecnica del flusso di coscienza… si chiama “UAN” ed è il primo di una serie che ho realizzato un pò di tempo fa… così per dar sfogo a quello che avevo in testa, diciamo che questo è un assaggio di quello che potrete trovare qui e non solo… sembra di no, ma tutto ciò riletto dopo due anni ha senso, è tanto…

Breinstormin namber uan – 22 giugno 2007 – ore 23:04

Sui gabbiani stitici appena usciti da una cura dimagrante a suon di basket e bombe a mano

Eh, così parte il primo brainstorming, cazzo, non pensavo le cipolle potessero avere le gambe intinte nel burro di arachidi con la ciliegina sulla tuta dell’uomo ragno che fa un pompino ad un cammello mentre il pallone aerostatico dei miei stivali cerca di investire il gatto spelacchiato della zia lercia dello zio Sam che dice “Ehila, sono il zio Sam!” sbagliando allegramente la grammatica del periodo settecentesco con un pizzico di gusto retrò unito ad una assurda passione neoclassica argentina, quasi come quel tango a Parigi dell’ultimo secolo decimo nono, capace di immortalare superbe creature deodoranti sudore, che solevano combattere con i gladiatori venusiani provenienti da un altro buco dell’ozono che sta venendo inculato dal razzo sovietico lanciato dalla stazionale Mir ormai decaduta in disgrazia, come fece Will di Will e Grace quando ci provo con lo stesso Jack. E come non parlare di quel periodo storico politico del saluto romanico, imbevuto di alcol e caffè al sapore di candeggina col Bonf che non teneva su la tazzina, rimembrando giochi spastici da fare alle corse di Super Mario, che non è un idraulico, ma bensì un benzinaio baffuto ormai relegato in una cittadina del goriziano chiamata Capriva, anzi a dir la verità, dovrebbe trovarsi a San Lorenzo, ma poco ci manca, quasi abbastanza di quando rischiai di diventare padre, un po’ troppo giovane per i miei gusti, proprio non mi ci vedevo a essere chiamato babbo, neanche a Natale, e poi la barba bianca non mi sta neanche bene, col piffero suonato dagli allegri aiutanti che non sono tutti cloni del cane dei Simpson, ma anzi degli skateboard verdi a strisce a pois che sputano vermi purificanti in grafo di stendere una vacca in calore capace di produrre una moltitudine di latte bigusto, come le Big Babol, che quasi confondevo il loro nome con le Alpenliebe, utile soprannome che utilizzano i genovesi della torta di riso per definire i cugini d’oltralpe, molto d’oltralpe a dire il vero. E se poi mi vengono in mente altri ricordi, il computer che fa a gara con la lavastoviglie a chi fa più casino, io con un caldo boia ed il raffreddore, che neanche un Efferalgan sa bloccare in pieno Giugno, alla tivvù stanno dando l’esperimento, una simpatica commedia tedesca su degli idioti che per sfuggire alla disoccupazione si fanno rinchiudere in una finta prigione, che baucchi! Anzi che babbuini, come disse Gatsu a Behold nel secondo pei per viu targato very viulenza entertainment, ma passiamo a cose più sclerotiche croniche apostoliche. Se fossi un sasso è stata un’esperienza quasi come questa, semplice e macchinosa farraginosa, un po’ come quei legumi barbuti che giocano a guardie e ladri mentre le epoche di Chrono Trigger passano le ore a cercare di capire come sconfiggere Magus, e il tutto viene bloccato da una merda di bug, come quello di Gothic, che deve solo morire il creatore idiota, seriamente credo che senza mutande, e non senza mutante come vogliono i cattivi degli X-men, sarebbe decisamente un mondo piatto migliore, con topografi astrali che dipingono rotte con i teodoliti della morte, mercenari siberiani che sabotano stazioni dei treni magnetici, supervisori al traffico con i quali vedere spazi siderali, signori agenti di custodia che spacciano occhiali sui cateteri del nonno ubriaco. E assolutamente necessario che la savana esploda in un turbine di nefandezze cosmiche condite con del buon aceto di limoni estratto direttamente dalle cave di Moria da dei nanetti con i piedoni talmente grandi che funzionano come Ercolino sempre in piedi, solo che sono più duri e fanno uno strano rumore quando li picchi, picchiarello potrebbe anche spazientirsi a sentire tutto questo baccano della malora sempre disposto a pagare un riscatto per un tassista assiomatico della Orange County, incapace di intendere e di involvere in situazioni pericolose con gabbiani stitici appena usciti da una cura dimagrante a suon di basket e bombe a mano, servite su di un piatto di taglio sul gambo del sedano della principessa sul pisello della guardia giurata. E l’uno a zero rimediato dai carcerati cerebrolesi colpiti da un edema polmonare in piena stagione delle piogge, che si sa è il periodo dell’anno dove ai conigli gli si ritirano le palle degli occhi, un po’ come accade quando vieni placcato alla finale del SuperBowl quando ti vola via il casco di banane sul pubblico a casa, spettatore ignaro del tuo declino sportivo e professionale, sempre pronto a pompare nel caso fossi stracotto da una giornata di nebbia, impazzito nel tuo bel letto freddo, inumidito dalla maionese scaduta che ti sveglierà la mattina presto in mezzo a crampi di gioioso dolore sprezzante e sprizzante di felini che perdono il pelo ma non il vizio del gioco del 77 barrato come sul referendum della pazzia caducea sempre senza ritegno per il fucile mitragliatore del prossimo cosmo poeta del solstizio di Urano, con Luna Rossa che orza in continuazione al 3 della bandierina rossa, che fa scattare il campione dei 100 metri che corre sapientemente solo con l’uso del gomito sinistro, naturalmente spiaccicato completamente di cocaina coltivata al centro della terra, da trivelle viventi, combinati tecno tensioriali dell’industria farmaceutica, umiliati da estintori termoidraulici sempre intenti a combinarne di tutti i colori, ma tra tutti il verde ed il giallo, così, tanto per rompere i coglioni di Mao. Stoppe.

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1 commento »

  1. acethebrave Said:

    ah…sono lunghetti a dire il vero ora che li vedo qui 😀


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