Archive for gennaio, 2010

l’inutilità delle catene di Sant’Antonio…

si dimostra per assurdo…prendiamo i due casi estremi, ovvero le rompo tutte oppure le seguo tutte.

Chi le rompe tutte si trova la sfiga totale… muore di morte atroce, gli investono il cane, gli stuprano la morosa o se non c’è non la troverà mai, i genitori si ammazzano a vicenda lasciando un messaggio di addio in cui dicono che è tutta colpa sua che è finita così…il suo miglior amico scoprirà quanto è superficiale e lo abbandonerà alla sua disperazione per non aver continuato la catena…

Ma prendiamo chi le segue tutte… in teoria egli dovrebbe ogni settimana trovare la donna della sua vita, vincere al lotto, passare tutti gli esami al primo colpo, trovare un lavoro nuovo che gli piace, avere miliardi di amici OGNI VOLTA che fa continuare una catena… ma non è un controsenso? nel senso che quest’ultimo si ritrova con mille mogli da tradire, un sacco di soldi e mafia, criminali, tonnellate di amici approfittatori e parenti serpenti alle calcagna per sottrargli il patrimonio, nonché le ormai ex mogli a cui pagare gli alimenti…in più non possiede un lavoro fisso perché lo cambia ogni settimana e non farà mai carriera con le 25 lauree che è riuscito a farsi con tutti gli esami che ha dato…però è in pace con la coscienza perché non ha spezzato la catena…

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associazione (a delinquere) di parole [Breinstorming Namber FAIV]

siamo come dei rinoceronti grigi, che abbrustoliscono sotto il caldo sole cocente come dei pannelli solari che producono tutta l’energia di cui ha bisogno la fattoria del povero coccodrillo, colui il quale, per poter curare il suo bel campo di zucche di halloween ha deciso di costruire uno spaventapasseri a sette braccia, un pò piovra ed un pò candelabro. Ma nulla di tutto ciò fu utile per contrastare la venuta dell’africano della foresta, con la sua motosega spaziale a tre velocità: veloce, velocissima e velocerrima, quest’ultima usata per sezionare pareti di velcro ipersottili con un semplice click sul display di comando. Un solitario vagabondo osserva la scena, sul limitar del mondo, con in bocca l’ultimo pezzo del gianduia, il suo unico pasto da mesi, e, vedendo l’ira rovinosa dell’africano che si scaglia contro il docile coccodrillo, decide di suonare la sua fisarmonica magica, donata da uno sciamano mongolo che si rivelò come un suo antenato venuto dall’oltralpe. Una luce gialla abbagliante risplendette dal petto del coccodrillo, il suo antico talismano stava rispondendo al richiamo della fisarmonica, che suonava accompagnata da un ritmo silenzioso ma battente come di una pinzatrice. Il bagliore fu talmente accecante che l’africano commosso urlò dal dolore, contorcendosi in uno spasmo di gioia, in un orgasmo di rassegnazione. Dopo qualche ora, dell’africano non restavano che briciole portate via dal venticello che soffiava su quel campo o mangiate dai corvi, ormai abituati al tentacolare guardiano di quel luogo. Il buon coccodrillo seduto sulla sedia in vimini corse in preda al panico dal suo vecchio compagno di bevute, il vagabondo, e lo abbracciò con foga, per festeggiare il pericolo appena scampato. Il vagabondo però pianse come solo lui, e ovviamente non il coccodrillo, poteva fare, e rivelò al suo caro amico di essere incappato nello spartitraffico della ragione, in fondo, come uno sparviero

noi siamo di tale stoffa, come quella di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è chiusa in un sonno (PT.2)

notte blu, notte tu, barbaro inquisitore delle lettere scarlatte; l’otre dei desideri mi offre un docile sonno, ma non è ciò di cui ho bisogno ora che sfrequenzio su questo tempo dispari ma pulsante, di quelli che ti fanno rimbalzare la testa e te la controbalzano fino al 15 pari. Gran parte della serata è stato aspettare un briciolo di maionese, ma che posso farci io che adoro la poesia che mi fa svalvolare…breve, conciso, preciso ed infine inciso è…questo pezzo

in un’altra dimensione

siamo in due galassie parallele, io e me stesso, adesione duale dello stesso essere che tenta di capire qualcosa della vita, ma irrimediabilmente finisce col pensare alle teorie globali di cospirazione contro la naturalezza della sua pazzia. Il tamburo delle sue sinapsi scandisce il ritmo della sua incredibile loquacità, ai limiti della ragione, anzi, ci troviamo sul confine, a guardare cosa c’è al di là, vicino a quel cactus rosa e a quel saloon in carta pesta sostenuto da poche sparute nuvolette. E’ proprio li che vive, dove si apre l’altra dimensione, da cui attingere infinitamente alle risorse creative… Sembra un posto eccessivamente lontano ed è molto probabile perdersi, cosa che molti reputano sbagliata ed infatti non perdono tempo a chiedere ai passanti dove andare, i quali risponderanno: “non sono di qua” con un tipico accento calabrese; ma nessuno capisce che perdersi è proprio l’ottimistica aspettativa da attendersi quando si intraprende il viaggio, chiedere indicazioni e disattenderle, fare di testa tua, chiudere anche gli occhi, lasciare che le mani guidino il tuo cammino verso un luogo indefinito e completamente avulso dalla fisica. Il nostro pensiero può trascendere le leggi costitutive della realtà e molti reputano questa enorme forza una inutile attitudine e una chiara debolezza.

noi siamo di tale stoffa, come quella di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è chiusa in un sonno (PT.1)

notte stellata, notte scrostata, liberiamoci la mente da tutte queste parole pensate da una prole pratica del protezionismo pretorio, queste calde e cadenzate sillabe, che illuminano la terrazza innevata della speranza, l’eclissi di una luna piena biancastra, rissosa. Sorridi, l’uomo del 2010 è arrivato, col suo carico critico monoassiale di simpatia, la sua stronzaggine sinuosa si infila negli anfratti della tua vita, sorprendendoti, derubandoti e fuggendo via come una farfalla sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ti chiederai se sono più veloce di un jumbo jet a scrivere e ti risponderei che dipende se l’aeroplano in questione ha le dita o no, ti chiederai questo mentre leggi la tua Bibbia benpensante annegando in fiumi di cioccolata calda, col tuo caminetto che zampilla lapilli della tua gelosia apocrifa e ipocrita nei miei confronti. Perché solo toccando il gusto e vedendo il dolce aroma del suono delle mie frasi, non fai altro che chiederti come cacchio faccio, mentre tu non sei neanche capace, e mi piace, di sostenere un rapace come ace mentre scendo fino al tuo ventre per strizzarti dentro, colpendoti con inaudita e violentissima carezza! pin pon, l’utente da lei chiamato non è al momento assente, la preghiamo vivamente di riattivare le sue funzioni pseudo neurali, inserendo nell’apposita presa usb che trova sul lato bi, posto sette, fila kappa, lo spinotto magenta chiaro, così facendo avrà accesso al formulario rosa. ora direi che posso trasferirmi in cucina, ammazzando la fame semplicemente aprendo il frigo e guardando il buco nero formatosi vicino al condensatore dei pensieri, poco più a sinistra del motore a generazione casuale variabile e discontinua. concussione claudicante e corruzione clemente sono i reati a cui l’imputato deve rispondere, sono solo il membro di una giuria scapestrata composta prevalentemente da messicani coi baffi a mandorla, penso che voterò a favore del diritto alla facoltà contro il non rispondere, due volte…….buona notte e buone botte

pura genialità

idea splendida, buon montaggio…che dire…chapeau!

saldi, saldature e sold out

mi chiedono di parlare di saldi, allora parliamo di saldi…in questi giorni mi è capitato di ascoltare i telegiornali…

premesso che siamo nel periodo post natalizio, infarcito di buoni propositi e panettoni, con quel consumismo sempre presente e che ormai è il vero significato del natale…

premesso che la crisi economica ha trasformato la popolazione italiana in un ammasso di furbacchioni arraffa sconti da un lato e tontoloni perchè non sanno ancora il valore degli euro…

premesso che il freddo è una terribile minaccia (sempre secondo i tiggì benpensanti) e che a quanto pare sia gli inutili vaccini che l’ipocondria generale scatena nella gente un irrefrenabile voglia di comprare vestiti…

premesso tutto questo…posso dire che odio l’ipocrisia dei saldi…

trovo abbastanza una presa in giro vedere sconti del 50% sulla stessa merce che ti rifilavano a prezzi esagerati, trovo che il prezzo così non rispecchi per niente il valore di costo, ma sia deciso a caso dalle lobby… trovo idiota la gente in centro che fa 40 minuti per trovare un parcheggio (spendendo in benzina alquanto e inquinando discretamente, nonché aumentando il personale quantitativo di bile per l’attesa), poi sta 2 ore al freddo (e l’ipocondria dilaga) per andare in un negozio (molto spesso assurdamente Gucci…odio anche le marche sia chiaro) e magari non prendere nulla perché non c’è più la tua taglia…

queste persone sono le stesse che mi danno del profano…ma che io sappia un jeans D&G da 350 euro è durato 4 mesi (che immancabilmente il commesso gay ti dirà che ti stanno una favola, con tanto di bacetto…mi è successo, non li ho comprati ovviamente), mentre 5 paia di jeans definiti “tarocchi” pagati 15 euro l’uno mi durano tuttora da un 3-4 anni…………e poi le stesse persone si lamentano perché i cinesi sono più competitivi…

chiudiamo con i breinstorming vecchi…

Eccoci alla fine del primo ciclo di Breinstorming, scritti nel 2007 in un periodo difficile della mia vita… vedremo se ne scriverò altri in futuro o se cambierò genere 🙂

Breinstormin namber for – 16 ottobre 2007 – 12:43 (mentre ci spiegano Loos)

Sui pittori guardinghi incaricati di tagliare il nasello blu del dolore

Rieccomi qua a sparare sulla croce rossa delle cazzate perché non posso farne a meno, oppure ameno, che non mi ricordo neanche più cosa vuol dire in questo ambiente cronico ionico, con elementi barocchi tardo preistorici, dediti al vetro panino opaco incastonato di ciccioli. Il lucchetto dei desideri tenta di forzare l’interno della caserma sentimentalista mentre la luce soffusa dei tuoi occhi tenta di illuminare i boccoli dell’inarruggibilità strutturale, sotto un grande telaio tessuto da tanti tuorli di Trussardi che non fanno passi indietro, ma procedono con costanza, la fidanzata di Atos, quella vacca maledetta che prova ancora a trattare come uno straccio. Il rivestimento dell’anima è metallico e scuro, impenetrabile come una difesa arroccata ma lunga, che non si può effettuare se si hanno caratteristiche di attacco e difesa sufficienti e necessarie agli imperatori francescani che giocano una quaterna del diavolo al lotto, e logicamente non riescono a vincere uno  staffilococco che è ancora capace di influenzare le sorti di intere nazioni. L’armadio della fantasia riesce ancora a deturpare i pittori guardinghi incaricati di tagliare il nasello blu del dolore. Il negozio salubre in riva al lago della bilancia, con quattro capricorni che cercano i liocorni, che giustamente sono a far l’amore con la figlia del dottore e le civette guardano. Perché se fosse vero che le maschere fregia teda sfregi neorealisti, che sono quelle maschere che non svolgono la loro funzione di y, ma si limitano ad espletare semplicemente la variabile in x. La complessità del dardo avvelenato che mi viene imparato a schivare per non finire al creatore di Matrix, quello che praticamente fa la guardia giurata con una serie infinita di schermi a milioni di pollici verdi. L’esasperazione viennese rimane scevra e scabra nei riguardi del movimento della testa che interseca le nuvole spaziali con le varie superfici cilindriche della bella scrittura che possiede chi solo può aspirare a diventare un leader, anche maximo.  E questa specie di Saint-Onorè che mi si propina di divorare grazie alla pendenza dell’orologio netturbino, quello che ha talmente tante valvole d sfogo da permettersi di pregiudicare l’andamento di un seggio elettorale che è stato preventivamente giudicato colpevole di omicidio prete di chiesa. La cantante rauca appoggia le formelle sulla sabbia per farci tanti bei pannelli di controllo, costruibili grazie alle istruzioni d’uso relative alla scatola di montaggio recuperata alla sede centrale, ma anche periferica dell’IKEA, quella grande compagnia telefonica eseguita all’epoca del riformismo velato, sempre coperto da ghiandole sublimali reticenti. Il grandioso metanodotto cinese della provincia di Bangkok sta per essere costruito con una bella torretta in centro, a segnalare la presenta di un pezzo importante della scacchiera sadisticamente iperattiva di parole senza emozioni di un’intera generazione di pasta a dadini. E l’utente telefonico squilla rovente di desideri danteschi, come le farfalle che tentano di penetrare attraverso imbuti alati, saputelli allo scalpitio della ghianda purificata da ustioni di grado infinitesimo, poiché come tutti conoscono, la schiera delle rette diafane eleganti, non fa altro che dominare la scena del sapore fatto con amore sulle more. La faccia della faccia sulla faccia da focaccia che ti ritrovi non ti servirà a salvarti dai guai mattutini sgradevoli al senso di ragno tattile, mentre il serpente riuscirà con caparbietà e maestria a destreggiarsi nel dedalo di ipocrisia congenita di cui questa nazione ne fa padrone. Se poi ci fosse uno schiavo del cotone che coltiva illegalmente rabarbaro selvatico, non ci sarebbe nulla da ridire sul suo comportamento asintotico paraboloideo, ma piuttosto ci si preoccuperebbe dell’andamento borsistico dello schieramento d’opposizione netta ed indefinita, nonché sarebbe salutare ostacolare con bastoni i poveri ciechi che ormai non trovano nient’altro per le strade che un mucchio di volenterosi arbitri di una gara di limbo incrociato ad una piccola riproposizione della palla tra due fuochi, in versione yoga si intende, ovvero quella sponsorizzata dalla nota marca di succhi cosmetici al diabete, come la pillola del giorno dopo, che produce enfisemi sub-durali, carpacei e contratti in una sorta di spaccamento interiore del corpo contundente, dente del giudizio astrale poeticamente corretto e colletto delle camicie. Non so più che dire, ma dicendolo non faccio altro che dire altre cose, allungando questa pagina che sembra non finire mai, in un turbinio inconsulto di catene di San Gerolamo delle esplosioni, quello col carapace rinforzato alla vitamina G, che stimola anche l’attività sessuologica. Ma poi mi chiesi se fosse possibile continuare a rovinarsi la vita su queste cose, poi realizzai che queste cose non fanno altro che migliorare la vita e non rovinarla, una sorta di catarsi metodologica da sfruttare nel momento del bisogno come depauperante e purificante della materia celebrale, detta grigia, che così assumerà un colore più simile al bianco, oppure può coesistere il caso fortuito di copresenza di tutti i colori dello spettro del castello dei fantasmi, quello con la torre alta, in via Ranzani, posseduto da quel tale che derivò tutto dal suo stesso testamento biologico e digitale allo stesso tempo, ovvero firmato col sangue dell’alluce sinistro, anche se era mancino. STOPPE

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