chiudiamo con i breinstorming vecchi…


Eccoci alla fine del primo ciclo di Breinstorming, scritti nel 2007 in un periodo difficile della mia vita… vedremo se ne scriverò altri in futuro o se cambierò genere 🙂

Breinstormin namber for – 16 ottobre 2007 – 12:43 (mentre ci spiegano Loos)

Sui pittori guardinghi incaricati di tagliare il nasello blu del dolore

Rieccomi qua a sparare sulla croce rossa delle cazzate perché non posso farne a meno, oppure ameno, che non mi ricordo neanche più cosa vuol dire in questo ambiente cronico ionico, con elementi barocchi tardo preistorici, dediti al vetro panino opaco incastonato di ciccioli. Il lucchetto dei desideri tenta di forzare l’interno della caserma sentimentalista mentre la luce soffusa dei tuoi occhi tenta di illuminare i boccoli dell’inarruggibilità strutturale, sotto un grande telaio tessuto da tanti tuorli di Trussardi che non fanno passi indietro, ma procedono con costanza, la fidanzata di Atos, quella vacca maledetta che prova ancora a trattare come uno straccio. Il rivestimento dell’anima è metallico e scuro, impenetrabile come una difesa arroccata ma lunga, che non si può effettuare se si hanno caratteristiche di attacco e difesa sufficienti e necessarie agli imperatori francescani che giocano una quaterna del diavolo al lotto, e logicamente non riescono a vincere uno  staffilococco che è ancora capace di influenzare le sorti di intere nazioni. L’armadio della fantasia riesce ancora a deturpare i pittori guardinghi incaricati di tagliare il nasello blu del dolore. Il negozio salubre in riva al lago della bilancia, con quattro capricorni che cercano i liocorni, che giustamente sono a far l’amore con la figlia del dottore e le civette guardano. Perché se fosse vero che le maschere fregia teda sfregi neorealisti, che sono quelle maschere che non svolgono la loro funzione di y, ma si limitano ad espletare semplicemente la variabile in x. La complessità del dardo avvelenato che mi viene imparato a schivare per non finire al creatore di Matrix, quello che praticamente fa la guardia giurata con una serie infinita di schermi a milioni di pollici verdi. L’esasperazione viennese rimane scevra e scabra nei riguardi del movimento della testa che interseca le nuvole spaziali con le varie superfici cilindriche della bella scrittura che possiede chi solo può aspirare a diventare un leader, anche maximo.  E questa specie di Saint-Onorè che mi si propina di divorare grazie alla pendenza dell’orologio netturbino, quello che ha talmente tante valvole d sfogo da permettersi di pregiudicare l’andamento di un seggio elettorale che è stato preventivamente giudicato colpevole di omicidio prete di chiesa. La cantante rauca appoggia le formelle sulla sabbia per farci tanti bei pannelli di controllo, costruibili grazie alle istruzioni d’uso relative alla scatola di montaggio recuperata alla sede centrale, ma anche periferica dell’IKEA, quella grande compagnia telefonica eseguita all’epoca del riformismo velato, sempre coperto da ghiandole sublimali reticenti. Il grandioso metanodotto cinese della provincia di Bangkok sta per essere costruito con una bella torretta in centro, a segnalare la presenta di un pezzo importante della scacchiera sadisticamente iperattiva di parole senza emozioni di un’intera generazione di pasta a dadini. E l’utente telefonico squilla rovente di desideri danteschi, come le farfalle che tentano di penetrare attraverso imbuti alati, saputelli allo scalpitio della ghianda purificata da ustioni di grado infinitesimo, poiché come tutti conoscono, la schiera delle rette diafane eleganti, non fa altro che dominare la scena del sapore fatto con amore sulle more. La faccia della faccia sulla faccia da focaccia che ti ritrovi non ti servirà a salvarti dai guai mattutini sgradevoli al senso di ragno tattile, mentre il serpente riuscirà con caparbietà e maestria a destreggiarsi nel dedalo di ipocrisia congenita di cui questa nazione ne fa padrone. Se poi ci fosse uno schiavo del cotone che coltiva illegalmente rabarbaro selvatico, non ci sarebbe nulla da ridire sul suo comportamento asintotico paraboloideo, ma piuttosto ci si preoccuperebbe dell’andamento borsistico dello schieramento d’opposizione netta ed indefinita, nonché sarebbe salutare ostacolare con bastoni i poveri ciechi che ormai non trovano nient’altro per le strade che un mucchio di volenterosi arbitri di una gara di limbo incrociato ad una piccola riproposizione della palla tra due fuochi, in versione yoga si intende, ovvero quella sponsorizzata dalla nota marca di succhi cosmetici al diabete, come la pillola del giorno dopo, che produce enfisemi sub-durali, carpacei e contratti in una sorta di spaccamento interiore del corpo contundente, dente del giudizio astrale poeticamente corretto e colletto delle camicie. Non so più che dire, ma dicendolo non faccio altro che dire altre cose, allungando questa pagina che sembra non finire mai, in un turbinio inconsulto di catene di San Gerolamo delle esplosioni, quello col carapace rinforzato alla vitamina G, che stimola anche l’attività sessuologica. Ma poi mi chiesi se fosse possibile continuare a rovinarsi la vita su queste cose, poi realizzai che queste cose non fanno altro che migliorare la vita e non rovinarla, una sorta di catarsi metodologica da sfruttare nel momento del bisogno come depauperante e purificante della materia celebrale, detta grigia, che così assumerà un colore più simile al bianco, oppure può coesistere il caso fortuito di copresenza di tutti i colori dello spettro del castello dei fantasmi, quello con la torre alta, in via Ranzani, posseduto da quel tale che derivò tutto dal suo stesso testamento biologico e digitale allo stesso tempo, ovvero firmato col sangue dell’alluce sinistro, anche se era mancino. STOPPE

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