in un’altra dimensione


siamo in due galassie parallele, io e me stesso, adesione duale dello stesso essere che tenta di capire qualcosa della vita, ma irrimediabilmente finisce col pensare alle teorie globali di cospirazione contro la naturalezza della sua pazzia. Il tamburo delle sue sinapsi scandisce il ritmo della sua incredibile loquacità, ai limiti della ragione, anzi, ci troviamo sul confine, a guardare cosa c’è al di là, vicino a quel cactus rosa e a quel saloon in carta pesta sostenuto da poche sparute nuvolette. E’ proprio li che vive, dove si apre l’altra dimensione, da cui attingere infinitamente alle risorse creative… Sembra un posto eccessivamente lontano ed è molto probabile perdersi, cosa che molti reputano sbagliata ed infatti non perdono tempo a chiedere ai passanti dove andare, i quali risponderanno: “non sono di qua” con un tipico accento calabrese; ma nessuno capisce che perdersi è proprio l’ottimistica aspettativa da attendersi quando si intraprende il viaggio, chiedere indicazioni e disattenderle, fare di testa tua, chiudere anche gli occhi, lasciare che le mani guidino il tuo cammino verso un luogo indefinito e completamente avulso dalla fisica. Il nostro pensiero può trascendere le leggi costitutive della realtà e molti reputano questa enorme forza una inutile attitudine e una chiara debolezza.

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