evanescenti dispiaceri/pathos cronici


scrivo senza sapere dove andrò, scrivo perché ne ho bisogno, scrivo per fare in modo che i miei nipoti, rileggendo queste righe, si interroghino: “ma il nonno non faceva l’ingegnere? sembra un poeta”… ultimamente la vita ha preso il sopravvento, lasciandomi meno tempo per riflettere e costringendomi ad agire, ad interpretare un copione che mi scrivo man mano, un canovaccio che reputo mio e mio solo…

il lavoro teatrale mi porta a pensare alle emozioni, al palco, dopo aver chiuso il sipario ti trovi li, in un bosco appartato, ad abbracciarti con i colleghi in un apoteosi di sincerità, con il sudore che ancora freme sulle membra, sotto la pioggia battente degli applausi…sei vivo in quel momento, ed il fatto che lo vivano in pochi rende quel momento unico, privato…

esperienza e spensieratezza… non solo una voce in più sul Curriculum Vitae, ma una nuova prospettiva… un punto di vista sul mondo per capire quanto alcune cose siano importanti e altre siano frivole, e scivolano come gocce di memoria sul piano inclinato dell’indifferenza…dedicato ad un amico con la R maiuscola

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