Foglio bianco sul tavolo, penna nera. Scrive, Ace. Scrive.


Inizia con “mia adorata” e termina con “Tuo Ace”… in mezzo, tutta la sua vita…

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo comodino una scatola di legno, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Spesso prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di legno piena di lettere e dirle: “Ti aspettavo”.

Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e, risalendo un chilometrico filo di inchiostro nero, si prenderà gli anni, i giorni, gli istanti, che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo: “Tu sei matto”. E lo amerà.

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1 commento »

  1. Alessandra Said:

    Dovrebbero essercene di più di uomini come te al mondo…


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