Archive for maggio, 2010

filosofia brinologica

Sto lavorando ad un progetto, una sceneggiatura, per quello non sto scrivendo granché ultimamente. Spero che questo delirio vi basti per un pò.

Sinceramente oggi sono sorridente ed incazzato, perché mi sono preso una rivincita di cattiveria su una persona che continua a prendermi in giro con il suo comportamento, gli ho distrutto ogni possibilità di replica, prosciugandole la voce e facendola vergognare per quello che mi ha fatto… vendette da servirsi come antipasto.
Il funerale di sabato mi ha dato modo di ricordare un grande amico e di ricordarlo assieme ai miei amici, con cui ho ritrovato sinergia anche nel dolore…
e insomma personalmente ora riparto da qui, da un me stesso meno stanco e più attivo, più scontroso da un lato ma più esplosivo. Ho pensato a lungo a Brino, a come non l’abbia mai visto arrabbiato o triste, nonostante l’abbia frequentato molto… lui sorrideva sempre, era sempre pronto a scherzare… e ora che è morto è questo il mio ricordo di lui, sempre con quel sorriso che l’ha reso immortale nelle nostre memorie. Mi ha fatto pensare a quanto la vita possa finire da un giorno all’altro e quanto peso diamo a cose futili. Abbiamo continuamente fretta come se tutto dovesse finire, ma sostanzialmente sprechiamo tempo senza goderci gli attimi speciali. Non voglio essere ricordato come un maniaco depressivo solo perché a volte sparo cazzate sulla solitudine…

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Come dinamite senza miccia

Eccoti di ritorno, col tuo carico di dilemmi, col tuo carico di dubbi.
Oggi ho provato a pensarti come se nulla fosse successo, come se tutto fosse azzerato e partissimo da un nuovo punto, guardando avanti, guardandosi negli occhi. Presa avulsa dall’universo tu rimani la perfetta metà di quel frutto della passione che potrebbe combaciare col mio, ma immersa nel contesto in cui ti trovi non sei più tu, non sei la tua vera te stessa. Ti ho fatto provare qualcosa che ti ha fatto sentire unica, speciale, diversa, una sensazione che ti ha portato a migliaia di chilometri da quel posto solo con il pensiero e quando ti ha fatto tornare ti ha reso estranea, allucinata. E’ la maledizione che ti ho inferto. E’ il prezzo dell’avermi baciato. Farti scorgere quell’angolino tutto nostro ha reso tutto ciò che c’è attorno sterile, pallido, grigio. Ma tu, presa singolarmente sei come dinamite, frizzante, esplosiva, grintosa… quello che ti è sempre mancato è una miccia, qualcuno in grado di farti brillare come un’atomica, di farti deflagrare e mostrare ciò che hai dentro. E’ questo il tuo difetto più grande, quello di aver bisogno di qualcuno per mostrare il tuo vero io, la tua essenza. Per un pò di tempo sono stato io la tua unica miccia, ma ora non più e ogni tanto ti torna il capriccio di quel passato chiuso in un cassetto del tuo e del mio cuore, ma è un pò una voglia egoista di giocare con me per ritrovarti, per riscoprirti.
Se veramente vuoi ritrovare te stessa impara ad esplodere da sola, trascendendo la ragione, se sei di fronte alla scelta tra buttarti nell’ignoto oppure calmarti, rifletti, poi lancia una moneta e nel momento in cui la afferrerai non la guarderai, perché saprai già a quale delle due verità vuoi arrivare.

Omnicidio egoista e consapevole

Ti guardo mentre esali il tuo ultimo respiro… con quello sguardo incredulo, con quello stupore tipico di chi è ucciso dal suo amico… il sangue mi ricopre le mani, il volto e osservare con perizia il filo rossastro della lama è come il sapore di vittoria, di aver varcato quel traguardo tanto atteso quanto mai sperato. Macabra ti sembrerà la scena, ma se ti dicessi che è un’esperienza diversa da quella descritta? che fornisce la stessa sensazione di selvaggio caos e pace interiore?
hai presente cosa vuol dire? quando hai quella sensazione mentre ascolti la musica, la pelle d’oca sulle braccia e i nervi che pulsano al ritmo della melodia… i tuoi occhi non sono ne chiusi ne aperti, ma in uno stato catatonico, con le pupille rivolte verso l’alto, quasi volessero rigirarsi completamente e ammirare ciò che succede nel cervello, unico vero palcoscenico di quella superba pazzia… un urlo dal profondo delle tue viscere vuole irrompere nella stanza, spazzando via il male, disintegrandolo nell’impeto del tuo orgasmo sensoriale, coinvolgendo e avvolgendo… eccentrica-mente…

Still be a human

Attenzione al particolare, al linguaggio del corpo. Quante cose si dicono solo con le mani, quante di quelle cose che vengono dette sono poi annientate da ciò che dice un accenno, un movimento, uno sguardo.
A volte è meglio che rimanga il mistero, per tentare di rimanere ancora stupiti, complici di quel piccolo tranello sotteso tra le parole. E’ meglio essere ignorante a volte, perché quando si è consci di tutto ciò che accade attorno, tutto diventa scontato, tutto diventa trasparente, o meglio, tu diventi trasparente, le cose ti passano attraverso e non appartieni più a questo mondo.
E tu Ace… E invece tu hai sempre bisogno di rimanere collegato a questo piano d’esistenza, hai bisogno di sentirti umano, vivo. Così sei nell’autobus e guardi ciò che c’è fuori, il mondo… poi il tuo sguardo non si sposta, ma anziché guardare ciò che è al di là, ammira ciò che ti separa da esso, il vetro. E in quel vetro vedi una ragazza bellissima, seduta davanti a te. Con calma strappi una pagina dal tuo quadernetto, ci scrivi quello che ti passa in quel momento, in quella scena… aspetti la sua fermata e scendi con lei e attiri la sua attenzione con una scusa banale: “ti è caduta questo dalla borsa”. Lei lo prende senza esitare, poi capisce l’assurdità della cosa e apre curiosa per leggere, ma tu sei già andato per la tua strada. L’atto di scrivere ti ha dato un’adrenalina che non provavi da tanto tempo e l’attesa che quelle porte si aprisserò l’ha solo aumentata. Hai testato il tuo coraggio, hai voluto condividere un bel pensiero con una bella ragazza, hai fatto bene. Still be a human

Living like a Fibonacci spiral

Traggo ispirazione dal video che posto in calce, Lateralus dei Tool, semplicemente descrive ogni singola cosa che mi piace in questo gruppo.

Sequenza di Fibonacci, molti la conoscono. In breve cos’è? E’ una serie numerica, parti da due numeri ed il successivo è la somma dei due precedenti, e così via.
Vivere la vita per me è così, una spirale crescente, saper prendere quello che si è e sommarlo a quello che si era, per diventare quello che sarai. Rompere gli schemi, pensare costantemente all’evoluzione di se stessi, guardare i propri limiti per frantumarli, sporgersi dal confine. E ora a voi la canzone

Anniversario particolare

Oggi è un giorno speciale per il sottoscritto.
E’ un pomeriggio in una domenica di maggio, fa caldo. Guardo fuori dalla finestra e vedo i colli che fra qualche mese non rivedrò per un bel pò. Il pensiero è sereno, conscio del nuovo millennio alle porte, dell’aria di festa del giubileo, dei progressi nella mia personalità. In quel pomeriggio ero trepidante per gli esami delle medie da fare, carico ed un pò nostalgico di quella scuola tanto severo a cui devo molto. Sto parlando del 14 maggio 2000… Avevo tante cose in quel momento, tanti amici, tanto amore, ero felice. Quel pomeriggio andai su internet, col rumore del 56k che si connetteva, col la chat IRC su cui ho fatto tante amicizie e ripensavo al mio futuro, ai risultati dei test per l’orientamento che mi volevano di corsa allo scientifico. Ma non ne sono sicuro, non volevo, con tutto il rispetto per i liceali, diventare uno dei tanti, desideravo qualcosa di diverso, qualcosa di speciale… allora ne parlai con un pò di amici e una ragazza mi indirizzo ad un nuovissimo programma, con una nuova release fra qualche mese, dalle grandi potenzialità: si chiamava AutoCAD R14. Ci misi 3 settimane a scaricare la versione di prova, per poi cominciare a disegnare qualcosina qua e la. Così infine scelsi di diventare geometra e successivamente ingegnere, con tutto quello che ne consegue a tutt’oggi. Dieci anni di progetti, dieci anni di sogni…

Vestirsi a random

Non parlo di me, ma della dicotomia del dover seguire la moda e contemporaneamente seguire i cambiamenti atmosferici. Così ti trovi ad osservare ragazze con le ballerine che si lamentano della pioggia, ombrelli lasciati in giro perché è uscito il sole e nessuno si ricorda di averlo portato inutilmente, stivali antipioggia con il sole battente, combinazione terribile… e poi gente con sciarpe, gente accecata perché non ha gli occhiali da sole, gente che prova i sandali in una giornata da temporale, capelli arruffati delle ragazze perché o ha piovuto e si son rovinate la piastra oppure non ha piovuto ma minacciava e le ragazze per sicurezza non l’hanno neanche fatta la piastra.
Il che mi fa pensare…quanta roba inutile sforna la moda? i termini di comodità, funzionalità e praticità sono surclassati dall’unico fattore estetico… che poi, per qualcuno è anche brutto ad esempio, ma la collettività apprezza e quindi è d’obbligo.
Dal canto mio, se ho l’ombrello e piove bene, sennò, mi bagno e sorrido. Non vedo perché debba essere sempre un motivo per intavolare conversazioni polemizzanti e sprecare fiato.

CoSSà???

Allora, premettiamo che mi sono laureato nei primi di febbraio… premettiamo che mi sono iscritto qualche giorno dopo alla specialistica… oggi è il secondo giorno utile per ritirare il libretto nuovo.
Vi spiego perché: la segreteria studenti è rimasta chiusa tipo 3 settimane e solo alla sua riapertura ho potuto accedere di diritto al ritiro… (come se mi premiassero insomma)

E loro in 3 settimane che hanno fatto? si parlava di rinnovo del sistema, di snellimento delle pratiche, di informatizzazione del servizio.

Risultato: dalle 8 (orario di apertura delle macchinette che danno il fantomatico biglietto) alle 10 (orario effettivo di apertura degli sportelli) c’è una nuova addetta alla nullafacenza, una persona che sta li davanti all’entrata e non ti fa entrare, lasciandoti sotto la pioggia ad aspettare. A no, risponde anche alle domande, ovvero tu le dici che cosa devi chiedere in segreteria e lei ti dice di prendere il corrispondente biglietto (ovviamente perché mi reputa abbastanza stupido da prendere il biglietto per lo sportello di Psicologia quando sono di Ingegneria…vabbè). Ore 10, apre finalmente, sono il numero 28, aspetto…aspetto…e non tocca mai a me… mi chiedo perché… poi conto la gente che sta dietro il vetro…sono il DOPPIO! WOW allora fanno alla svelta! e invece no… ad ogni sportello sono in 2, una che svolge il regolare lavoro, l’altra che “deve imparare” e blocca la collega ad ogni minima mossa per chiedere spiegazioni…

Finalmente arriva il mio turno, consegno il materiale, mi prendo parole perché ero al limite del tempo (e mi trattengo per non ucciderla)… alla fine mi consegnano il nuovo libretto, la nuova rata (sighsigh) e il nuovo Badge…consegnato al Dottor Alessandro CoSSà…

CoSSà? FFFFFUUUUUUUUUUUUUUU!

Camaleontico

Povero camaleonte, famoso solo per la sua capacità di mutare, di trasformarsi, di adattarsi alle situazioni. Povero perché se considerato solo in tale maniera, diventa un animale senza una personalità, capace solo di imitare gli altri… ma in realtà non è così: quegli occhi che ruotano a 360 gradi, quella lingua arrotolata lo rendono unico, speciale. Il cambiamento di colore è solo una qualità aggiunta, che lo rende ancora più importante tra gli altri esseri. Non dimenticate quant’è bello questo animale.
Ora attuate il salto: Trasmigrazione – Camaleonte -> Uomo

Salvate il soldato Ace

E’ una settimana che non scrivo… non so perché, ho tanti impegni ultimamente, ma un angolino riesco sempre a trovarlo… ma in questi giorni non avevo un cacchio da dire… è cambiato un pochino il clima, gli equilibri con qualche persona e insomma, non sentivo più l’alchimia che mi ha portato a scrivere costantemente nei giorni passati. Oggi riprendiamo. Spero vi piaccia un pò.

Guerra. Trincea. Sei li, immerso in quel dedalo di cunicoli, scavati nella terra rossa, rossa di sangue. Respiri e la polvere ti entra nelle narici, ti invade i polmoni, ti fiacca… non riesci quasi a vedere, le ferite sono molte e la vista è sempre più annebbiata. Provi a guardarti intorno, ma vedi solo una nebbia cremisi, una mistura nella quale non riesci a distinguere la differenza tra uno zaino da campo e un corpo dilaniato che una volta chiamavi…compagno… Le bombe continuano a passarti sopra, a sorpassarti, ormai hanno capito che sei rimasto solo e non costituisci più una minaccia per loro. In quella situazione così tragica il dolore è così forte che l’unico suono che senti non è l’esplosione, ma la detonazione del tuo cuore, costante pulsazione che ti mantiene…vivo…vivo. Nel sussulto di vita guardi fuori e nel marasma rosso riesci a scorgere un colore diverso. Fucile. Pallottola. Mirino. Bang… e tutto torna a colori.

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