Archive for gennaio, 2011

Il potere delle allegorie

Oggi ha pranzo ho avuto una interessante discussione con la famiglia riguardo ad uno dei programmi più discussi della tv oggi… KALISPERA! Ok, capisco che non è tanto bello parlarne, ma almeno un piccolo appunto vorrei farlo, giusto per vedere se non sparo cazzate e magari condividete qualche opinione.
Kalispera come saprete è un programma di Alfonso Signorini dove troviamo lui, padrone di casa che intervista, parla e discute con personaggi dello spettacolo che lo vanno a trovare nell’appartamento/studio. E fin qui, tutto abbastanza tranquillo. Ma la cosa che fa discutere sono gli ospiti, tutti filoberlusconiani ed il modo in cui interagiscono all’interno di quella casa. Abbiamo tronisti, soubrette, abbiamo calciatori, uomini di spettacolo e soprattutto i rappresentanti del potere mediatico italiano dominato da mediaset. Quindi una sorta di piccola élite per dare il buon esempio alla società. Qua comincia la deriva del nostro ragionamento. Quanto un programma così può influenzare lo spettatore pecorone? Supposto ad esempio che stiamo parlando della casa di Signorini, anche se in termini di fiction, grazie a questa allegoria ci tornano in mente elementi di BuonaLaPrima oppure del classico Casa Vianello, con qualche spruzzata di Porta a Porta. Un clima casalingo, familiare. Aggiungete poi lap-dance, discorsi di finta politica del tipo “esistono ancora quegli sporchi comunisti?” e cucine condotte da improbabili cuochi e avrete un piccolo riassunto di cosa è Kalispera. Vi accorgerete che non è per nulla dissimile dalle presunte “cene” di Arcore, alle serate con Apicella che suona, qualche “artista” (virgolette di rigore) che si esibisce e qualche barzelletta bungabunghiana… Metterlo in televisione così, spatasciandolo davanti agli italiani è un modo per farlo risultare normale, per placare lo sdegno e la vergogna di tale porcaio… è un messaggio subliminale in grande stile, un po’ come i giornalisti che parlano di una legge SCUDO AL PREMIER senza far capire che è una cosa a prescindere immorale!
Chi ha visto Ausmerzen di Paolini (e vi consiglio di guardarlo almeno in replica) ha capito come negli anni tra le due guerre piccoli gesti abbiano cambiato la cultura della società ed alcuni concetti che oggi troviamo assurdi, a quel tempo erano normali, comuni…
stiamo attenti alla devoluzione culturale in atto, non è da prendere sottogamba, resistete

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Aggiungo la mia riflessione

Premessa: non è un discorso maschilista o fazioso, anzi, è una riflessione per discutere a prescindere dal sesso.

Mi ritrovo a discutere riguardo ad un monologo di Lella Costa sulla disamina delle parole “figa” e “cazzo”.
La Costa espone scherzosamente l’argomento definendo in sostanza come la parola “figa” sia usata in senso positivo (una figata, o un bel figo, volgendo al maschile una espressione femminile) e parla di “cazzo” come un qualcosa di negativo (un cazzone, eccheccazzo, una cazzata, che volge a sua volta al femminile una espressione tipicamente maschile).
Ok, sono d’accordo su questo, ma vado oltre. Perché è così? espongo il mio ragionamento.
E’ una questione di linguaggio e sulla sua base storica. La nostra è una società con il maschio al potere (per quanto discutibile sia la cosa) e gli uomini in ogni campo sono stati protagonisti, sia per conoscibilità che per importanza culturale. Con questo non voglio dire che non esistono donne scrittrici, donne architetto, donne pittrici, anzi, sono molto più brave in alcuni campi soprattutto per la capacità di esprimere e potenziare i propri sentimenti rispetto agli uomini. Sto guardando abbastanza generalmente che “la massa”, la società ed il suo linguaggio, si basano su concetti espressi da maschi.
Per lo più eterosessuali (vale lo stesso discorso che non ho intenzione di offendere gli omosessuali) aggiungerei e quindi il concetto di “normale”, per quanto instabile, incalcolabile ed indefinibile sia quando lo si analizza, è l’uomo etero… fin quì ok.
Sulla base di questo assunto è facile vedere come l’uomo etero (che come dicono e ripetono gli psicologi) pensa al sesso molto spesso e sia tentato ad attribuire alla patata un significato positivo, anche se è un apparente oggettivazione della donna. Stessa cosa per il membro maschile.
(((((Altri esempi di questo tipo li abbiamo fuori dal campo puramente sessuale, esempio tutta la disamina sugli escrementi, negativo, che vogliamo mandare via… oppure a tutta una serie di aggettivi positivi collegati ad oggetti o cibi che ci fanno stare bene (zuccherosa, dolce e via dicendo)))))))

Tutto questo per dire cosa? Niente di importante a dire la verità. Si tratta solo di una mia spiegazione al fatto, non una giustificazione e uno spunto di riflessione su eventuali altre società in cui la donna è dominante (o gli omosessuali, o chicchessia insomma) e studiare il linguaggio di queste società.

il cuore del tramonto

Rosso, Blu, il tramonto ed il mare…

Ogni sera della sua vita Il Gabbiano era stato spettatore di questo contrasto che prendeva vita prima del calar del buio, e l’aveva amato ogni singola volta.

Ammirava il movimento con il quale il sole disegnava bellissimi riflessi su quell’acqua che era la sua casa, il luogo dove era nato e cresciuto, dove aveva imparato a cacciare, a sfamarsi, lontano dallo stormo. Adorava come le onde si aprivano quasi ad accogliere quella sfera luminosa e immaginava questo incontro tra calore e freschezza, tra rosso e blu.

L’aveva osservato prima, quando era ancora piccolo, poi con il passare la passione crebbe e si innamorò di un incontro, si innamorò della sua idea.
E quando fu abbastanza forte, partì.

Volò senza sosta per ore, guardando quel sole che non si avvicinava mai, ma sfuggiva, fino a lasciarlo al buio, in mezzo al mare che senza luce era diventato inospitale e si sentì solo, abbandonato.
Era sempre stato solo Il Gabbiano, solo ad inseguire il suo sogno, mentre i compagni deridevano il suo amore, mentre schernivano ciò che dava loro la vita.
Il Gabbiano, pianse nella pioggia appena sopraggiunta, tornando sugli scogli natali, si librò nell’aria velocemente come una saetta e le lacrime si confusero tra le gocce, nascondendo il suo dolore, la sua paura di non farcela mai.

Provò ancora ed ancora, diventando più forte, più rapido, più desideroso di voler essere li a vivere il tramonto, e piano piano gli sembrò di avere più tempo per volare, come se il sole gli concedesse più spazio, lo invitasse.

Una calda sera d’agosto il suo tentativo fallì un ennesima volta e lui, stanco e stremato cominciò a chiedersi se ne valeva la pena. Poi cadde una stella, una scia bianca squarciò il cielo, era una cosa che non aveva mai visto. La stella durò un attimo, ma quell’esperienza così bella, quasi come il tramonto, fu una rivelazione.

Capì di aver già dentro di sé quel posto tanto lontano, il cuore del tramonto, lo capì quando guardò cos’era diventato, quanta forza d’animo aveva, quanto di meraviglioso aveva costruito nel suo cuore e quanto desiderio lo spingeva ad andare avanti.

E così tornò dallo stormo, felice e conscio che ad ogni tramonto lui sarebbe stato in quel luogo appena avesse voluto.

Promettere / Giurare

Oggi mi son svegliato con questo pensiero: descrivervi cosa ne penso su questi due termini. Me ne sono dimenticato durante la giornata e un intervento del nostro Premier me l’ha fatto ricordare. Diceva “Giuro sui miei figli” e mi è tornato in mente. Per poi dimenticarlo. E poi ricordarmelo dopo che una donna mi ha detto “promesso”. e quindi ora sono quì a scrivere prima che il pensiero voli altrove, corra. Vediamo se riesco a fare un discorso sensato perché non ho mai buttato per iscritto questo pensiero.

Io non prometto e non giuro… sono fatto così…
Trovo che una promessa o un giuramento siano un rafforzativo di una propria volontà, che non è abbastanza forte da essere ascoltata e compresa appieno. Trovo sia una giustificazione, un mettere in gioco parametri esterni (figli, madri, l’amore) per dare più peso alle proprie parole. Per questo non prometto. Non è una questione di “non prometto perché non so mantenere” anzi, è l’esatto opposto, non mi sento a mio agio perché dopo una promessa, il rapporto con una persona cambia, muta e si mette in gioco. Credo che non sia solo appartenente a quella categoria la “promessa da marinaio”, penso sia più estesa, ne ho avuto conferma plurime volte… per questo ho deciso di vivere la mia vita senza promesse, senza giuramenti. Se qualcuno mi conosce, comprende la mia determinazione e decide lui/lei se darmi fiducia, se le mie parole hanno un peso, non vado a fottergli il cervello promettendo cose.

Quindi, in sostanza, non aspettatevi mai promesse da me… Promesso!

ed è tutto a colori

Stanza grande, stanza vuota. Il grigio delle pareti si riflette nel cielo, altrettanto privo di significato in questa pigra giornata di gennaio. Le dita si avvicinano spesso agli occhi, accarezzandoli e cercando di sollecitare le palpebre a stare alzate, vigili, ma è dura. Con dolcezza si adagiano nell’oscurità, chiudo gli occhi e ti vedo sempre li, tranquillità, tu ed il tuo carico di calma blu, onde che avvolgono, e sorrido.

Ma in che mondo siamo?

Oggi stavo aspettando l’autobus per tornare a casa ed intanto mi son messo a passeggiare per la stazione dei treni, osservando le vetrine e la gente che le guarda… ad un certo punto vedo una ragazza, molto giovane, con un passeggino che macina un po’ di tempo forse per far addormentare il piccolo. Poi, con noncuranza solleva le mani dall’impugnatura e continua come nulla fosse, lasciando il povero bimbo in mezzo al traffico pedonale. Lei guarda un po’ le vetrine e poi si avvia distratta verso il parcheggio adiacente. Indifferenza totale della gente, tutti di corsa, tutti pieni di cose da fare. Io decido di intervenire, dopo averla seguita con lo sguardo la seguo e la raggiungo e le dico che ha dimenticato suo figlio davanti alla stazione, incredulo. Lei si gira e, svampita dice: “mi ero persa a guardare le vetrine”, mentendo spudoratamente visto che eravamo nel parcheggio, a 50 metri dall’ultimo negozio. Fatto sta che la riaccompagno dal bambino, dove si era formata una piccola folla di signore che si erano accorte di una carrozzina lasciata incustodita. La ragazza, con faccia scura, riprende possesso del mezzo con violenza, come a strapparlo da finte arpie e se ne va di corsa. Le signore mi guardano, mi chiedono cosa è successo. Applauso.

Ma in che mondo siamo? Un mondo che corre talmente veloce e noncurante che una piccola azione come la mia mi rende un eroe? Macché eroe, non lo sono mai stato…

il suono tra due tic d’orologio

assaporiamo il respiro mentre entra nei nostri polmoni rendendoci vivi
viviamo ascoltando gli istanti che stanno tra due tic dell’orologio
ammiriamo la fantastica evoluzione di una cartaccia nel vento
ogni gesto è un segno, ogni movimento un sentimento, ogni scelta un modo per essere vivi, e non soldati

vivere semplicemente è la cosa più complicata che esista

Quanto bisogna combattere per essere considerati veramente per quello che siamo e non per il passato delle persone che ci giudicano male? Non è una colpa e nemmeno una colpa di cui scusarsi, ma è semplicemente un etichettatura stantia di ciò che ha ferito la gente appiccicata addosso alle altre persone, anche con le migliori intenzioni. Paura di ricadere negli stessi errori, paura di cedere, paura di lasciarsi andare. Io dico anche che è paura di noi stessi, che non sappiamo apprezzarci a pieno per quello che siamo e viviamo senza l’approvazione di nessuno, è un optional fantastico che ci rende più felici, ma su cui non possiamo fare affidamento. Si vive per quel che si è e sono felice di combattere e credere in questo

Oggi ho scritto 20 volte questo pezzo…

Avevo voglia di scrivere… volevo scrivere per liberarmi, per lasciar andare, ma i sentimenti di questo periodo sono così contrastanti che finivo in un modo o nell’altro ad essere estremo, incomprensibile.
Sono cambiate molte cose, persone che vanno, persone che vengono riscoperte e soprattutto nuove, fresche, pazze.
Questo pezzo è dedicato a voi, che mi siete stati vicino, non voglio fare nomi perché so che leggerete e so che saprete di essere compresi in queste persone.
Vi ringrazio per avermi ridato qualcosa da cui partire, farmi riscoprire come sono, chi sono e cosa faccio e soprattutto, quanto valgo.
Ho imparato che anche se dici sempre la verità, non è detto che dall’altra parte ci sia una persona in grado di ascoltarti.
Alcune cose sono bellissime perché rimangono tra due persone, come un piccolo segreto, quel qualcosa che rafforza un legame e lo si riconosce ogni volta che ci si guarda negli occhi, senza parole. Per me è importante.

E so che capirete perché ho fiducia o comunque ho voglia di darvi fiducia.

Slancio

Era dei social network…facebook, twitter e chi più ne ha più ne metta.
Molto spesso siamo una rete di semisconosciuti che si aiutano a vicenda nel tirarsi su, come tante catene che si trascinano l’un l’altra, esportatori di sorrisi, tradimenti, emozioni… pensiero veloce

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