Archive for febbraio, 2011

Semplice come un “ehi”

C’è un cavalletto sullo scoglio, il mare sbuffa e qualche ondata lambisce il quadro, una tela tutta da dipingere.
C’è un libro le cui pagine sono ancora tutte bianche, l’inchiostro della penna lo stiamo appena riempiendo.

Ma in fin dei conti sono solo piccole metafore queste, nulla tra noi è così statico come la bellezza di un quadro e nemmeno compiuto come un finale avvincente di un libro… è molto di più…

…un continuo divenire

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My eyes seek reality

Oggi non riesco a scrivere del tutto ciò che ho dentro…
è la sensazione di aver rovinato tutto, di aver fottuto quel rapporto, di averlo incasinato…e dall’altra parte vedo com’è così genuino, semplice, spontaneo…
ti batte fortissimo il cuore per quello che provi tanto da farti male, da spaccartelo quasi… certezza che mi piaci, sorpresa perché stiamo correndo troppo…
è bello correre assieme, anzi, fantastico, ma rischiamo di scrivere frettolosamente la storia, bruciare tutto il libro subito facendo errori di ortografia, valutazioni sbagliate…

Piano piano

So as I write to you
Of what is done and to do
Maybe you’ll understand
And won’t cry for this man
cause low man is due
Please forgive me

Cicatrici

Quando si forma la ferita essa mostra la vita, il sangue, la pulsazione dell’attimo.
Mentre si cicatrizza è brutta, ma contiene in sé la vita, la rigenerazione, il costruire.
Dopo anni è un segno, indelebile, tatuato sulla pelle, ed è ancora vita, vita vissuta, esperienza.

La vita è un successione di cicatrici.

“Ace, ti ammiro”

Quante volte ho sentito questa frase? Tutti quelli che leggono il blog e mi conoscono mi sa che si immedesimano… la frase in sé è bella e la apprezzo un sacco, ma suscita qualcosa. Sarò io che sono ipercritico, ma:
La sensazione che provo è quella di essere messo su un piedistallo, congelato e riposto come soprammobile in qualche collezione di uomini da ammirare, lontano.
La sensazione che provo è di solitudine, trattato come l’artista che non mi sento di essere, come un diverso che fa di tutto per esprimere i propri sentimenti, ci riesce bene e quindi fa paura.
La sensazione che provo è di gratitudine a tutti quelli che comunque riescono ad esprimere un apprezzamento nei miei confronti, originale, anche critico costruttivo, sempre ben accetto.

Il conflitto

il proiettile della stanchezza attraversa il tuo cervello…
la schiena si spezza, tracciando una curva grottesca…
l’avorio del pianoforte si abbassa, ma non sento alcun suono…
e poi
mi abbandono ad un sogno reale
spiccare il volo con i piedi per terra
siamo generati da un conflitto
e nel conflitto ci generiamo

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