Immaginario


Il bambino era li, sul foglio bianco.
Non aveva ancora braccia, nè gambe, ma aveva occhi, due begli occhi verdi, profondi e tondi, che si era disegnato tutto da solo e di cui andava fiero. Guardava attorno quel bianco infinito e ruvido e sii senti solo; così decise di usare l’azzurro e disegnò una linea sul bordo del mondo, il suo cielo, e lo scrutò: era troppo simile ad un mare così prese il giallo e disegnò un tondo, l’unica figura in quel momento simile ai suoi occhi e ci si riscaldò; il tepore gli diede un po’ di quiete e sciolse un po’ il pastello color dei prati di cui era composto il suo essere.
Il prato venne subito dopo, in contrapposizione al cielo, in un abbraccio, anche questo simbolo della sua voglia di abbracciare, di non restare solo.
Il bambino voleva toccare, voleva sperimentare il mondo che aveva appena rappresentato, così con dei piccoli tratti, fece le proprie mani, affusolate, lunghe ed un pochino storte, non era così bravo in effetti, ma la voglia c’era.

Toccò la terra, toccò il cielo, abbracciò il sole. E piano piano i suoi colori presero forma, miscelati dal calore del sole che aveva creato, forgiati nel suo amore. Non fu più solo.

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1 commento »

  1. liv Said:

    rende tranquilli leggere questo raccontino! 🙂


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