Archive for aprile, 2012

Altrove.

Questo è un racconto scritto da me nella pausa dello spettacolo “Plagio” del Teatro a Molla del 30/3/2012 a Bologna. (Mi scuso preventivamente con l’eventuale barbarie alla Consecutio temporum, ma spero si capisca che è tutto di getto).
Gli spunti sono stati:
– Tematiche serie in modo leggero
– Una bella sorpresa
– Protagonista che non si vede fino alla fine
– Un girovago
– Personaggio che si autocita
– Avere qualcos’altro da fare

“ALTROVE” di Alessandro Corrà

Altrove.
A sottolineare la passione in quel racconto c’erano le sue mani, rosso scuro e piacevolmente rotonde che danzavano nell’aria disegnando punti di vista, lande lontane, profumi esotici. Gli occhi dello sciamano si perdevano in quelle piccole nuvole di fumo che gli uscivano dalle labbra, un brucaliffo moderno e antico insieme.
“Così è sparito, il pellegrino”, gocce salate si formavano intorno ai suoi occhi. In così poco tempo il pellegrino era diventato suo fratello in quei ricordi, una persona, un totem. Il pellegrino giunse alla riserva a piedi, la stanchezza tra le rughe sparì quando vide quella bolla: un’enorme cupola di vetro con all’interno tende variopinte. Si appoggiò alla campana, sentendo il calore accumulato lasciarlo e inondare la lastra trasparente. Svenne. Si risvegliò in quello che poi divenne il suo sogno: cibo, acqua, ma soprattutto amici.
“Ok, non mi interessano i dettagli del suo arrivo, com’era fatto, questo pellegrino?” chiese il giornalista spazientito perché questa era solo una delle innumerevoli tappe della sua intervista alla ricerca di quell’uomo che inseguiva.
Lo sciamano riprese il suo racconto fatto di sensazioni e profumi, ma mai un’immagine definita, forse per la vecchiaia non ricordava quel volto o forse voleva proteggerlo dall’uomo venuto dalla grande città.

Altrove.
“Lei saprà delle mie numerose esperienze con gente del suo calibro, ne ho viste di tutti i colori e quando voglio un’informazione riesco SEMPRE ad averla” disse il giornalista. Teneva i pugni serrati, lo sguardo torvo e minaccioso su quell’ometto che sedeva sui gradini di una chiesa di paese. L’ometto vestiva abiti sgargianti e lisi, guardava il giornalista, impaurito: “No capire sua lingua, signore” faceva in realtà lo gnorri.

Altrove.
Fa freddo, le informazioni del giornalista l’hanno fatto approdare su quella piramide innevata, una imponente struttura dove lui pensa di trovare le risposte. Bussa. Gli apre un monaco sorridente e lo fa entrare. Il sorriso è carico di consapevolezza su chi fosse il nuovo arrivato. Lo accompagnano dal maestro del tempio. E’ una statua, corpo perfetto, granitico, antico. Gli occhi della statua guardano il giornalista, lo penetrano, e dalle sue labbra si dipanano le parole:

“So che stai cercando… pellegrino”

Quei tre puntini di sospensione, quell’attimo di pausa in cui il maestro respirò fu fondamentale per il giornalista che capì tutto…TUTTO.
Era lui il gitano errante che aveva cercato di seguire per tutta la vita, provando ad intervistarlo, era lui il protagonista della storia ma non se ne era mai accorto.
Bella sorpresa. Altrove.

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