Impeto


La notte era una cornice cupa e avvolgente ed il suo buio gli stava entrando nelle ossa. Il suo respiro caldo e regolare veniva messo in risalto dal freddo penetrante dell’aria, che trasformava ogni emissione in una nube imprevedibile che usciva dalla sua bocca, leggermente socchiusa, quasi a generare il mistero tra le sue labbra. Dentro, la lingua premeva leggermente sul retro dei due incisivi superiori, in una posizione che per lui era naturale e accogliente; così accogliente che le palpebre se ne stavano pigramente appoggiate a celare gli occhi con le pupille rivolte in alto, in un espressione di estasi che nessuno poteva vedere, ma che lui sapeva ed esprimeva. Se ne stava li, vestito di solamente di pantaloni e carne, immobile statua in piena meditazione. Poteva essere un semplice involucro che era stato svuotato dell’anima se non fosse stato per il respiro visibile. Se una qualche macchina avesse potuto indagare la sua energia, avrebbe potuto notare una piccolissima sfera metallica scura all’altezza del baricentro la quale, analizzata più profondamente, avrebbe rivelato un movimento rotatorio che l’oggetto aveva assunto. Nulla scalfiva quella persona, immersa in un mondo fuori da questo, dove le leggi fisiche si piegano in ginocchio davanti a chissà quale altra regola e dove tutto sembra fermo e contemporaneamente infinitamente veloce.

Il Signor Impeto aprì gli occhi…

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