Archive for luglio, 2010

Crawling or Calling?

C’è uno specchio in fondo al lago nero, è ricolmo di pensieri che non riesci a decifrare nel mare profondo e scuro. La cornice ti invita ad avvicinarti, come farebbe una meretrice mostrandoti la sua mercanzia; racchiude quella superficie liscia che ti mette a nudo, ma che sporcata, ti deforma, ti insulta, ti deframmenta. Se ci fosse una lanterna potresti aiutare la visuale, ma quella non c’è, devi illuminarla a parole, scrivere, agire, creare per poter rivedere la tua immagine riflessa. L’indecisione si fa strada dal cervello, attraverso il costato, risale il braccio fino alla punta delle dita, con una magnitudo tale da farti vibrare, risuonare, flettere.

E ti tuffi.

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TeleTrend

Guardo la tv molto poco, veramente molto poco. A pensarci la guardo solo per i Tg e mi piace guardarne più di uno per capire come funziona il mondo dell’informazione. Non avendo la fortuna di guardare SkyTG24 (reputato da molti il migliore) le informazioni migliori ovviamente le trovo su internet ed è carino sentire come vengono interpretate a livello televisivo. TG4, TG1, studio aperto, TG3 e TGLa7, ognuno ha le sue peculiarità e gimmick.
Il TG4 ha un formato molto standard, 5 servizi riguardanti nell’ordine quasi sempre questi argomenti: Berlusconi (non riguardo alla politica ma riguardo all’uomo), Papa (angelus, messa e chi ne ha più ne metta), Meteo (fa tanto caldo o fa tanto freddo), Omicidio locale (a seconda della moda del momento), Consigli (contro il caldo, contro le zanzare, la dieta da seguire, il cioccolato fa bene e stronzate varie). Si può classificare praticamente ogni puntata in questa maniera e la cosa mi preoccupa per quelli che guardano solo questo Tg, non sanno praticamente nulla di quello che succede nel mondo.
Il TG1 è una versione del TG4 ma secondo me ben più imbavagliata e mi spiego. Mentre il TG4 è chiaramente schierato in difesa del governo, il TG1 lo è, ma mascherato. Fede dice quello che vuole, i giornalisti del TG1 sono costretti a dire alcune cose.
Il TG3 anche è molto schierato, ma è poco accattivante per la comunicazione: lo guardi, lo segui, ma alla fine non ti è rimasto quasi nulla, non so se mi spiego.
TGLa7 ultimamente mi da soddisfazioni grazie all’avvento di Mentana. Prima era già un bel giornale, che rifiutava i titoli, aveva un bellissimo editoriale all’inizio e ora con Mentana queste cose non ci sono, ma ci sono anche molte più denuncie dei gravi fatti che ci sono ora nel nostro paese.
StudioAperto (o verissimo2 dir si voglia) è meno di un telegiornale, più che notizie, illustra dei gossip di articoli, caricature, prese in giro, e qui mi fermo.

Riflessioni
C’è una moda anche nella notizia. Quando stuprano e strangolano una donna, nel giro di due settimane si parla solo di stupri, di violenza sulle donne, di leggi a riguardo e poi, tutto scompare. Gli esempi sono tantissimi: quando parlavano di Garlasco, o di Cogne, o di Erba, o di Perugia non si parla d’altro in quel periodo. Altri esempi sono i disastri (terremoto, oil spill, frane) o le influenze (polli, mucca pazza, maiali col raffreddore), c’è ne sono migliaia. Il punto è che tutte queste notizie sono importanti, ma durano un paio di settimane forse un mese, poi non se ne sa più nulla perché arriva la moda successiva. L’informazione non è completa molto spesso, ad esempio accusano Di Pietro di una certa cosa, lo sputtanano e lo fanno sapere a tutta l’Italia, poi lui vince il processo ma la cosa non si sa dai TG, oppure arrestano mafiosi e si vantano del buon operato e non dicono che dopo 2 mesi è tutto come prima.
Pensando a chi guarda solo la TV, il solo pensiero che ho in mente è che l’informazione è già imbavagliata, ancora prima che la legge tanto discussa c’è la posizioni nel didietro un’altra volta… fortuna che esiste anche la comunicazione tra persone e via internet… non toglietecela mai.

Aria condizionata

Usi e costumi… consuetudini… ad esempio:

dare del Lei. In veneto questa usanza è abbastanza disattesa, o meglio, è seguita solo in determinati casi. Colloquio di lavoro, visto che ne ho appena fatto uno. Arrivi li, ti presenti e ti danno del Lei e tu fai lo stesso, poi la capa vede che sei sveglio, socievole e spigliato dice “ti do del tu perché è inutile che facciamo i formali” e così tu sei quasi costretto a dare a tua volta del tu. E penso.
Ok è una cazzata, ma in veneto non viene assolutamente data importanza al Lei, questo è perché i veneti sono molto socievoli, ma anche molto superficiali, conoscono un sacco di persone ma veramente poche a fondo. Diversi sono i montanari (veneti, friulani, trentini) che conoscono ben poche persone rispetto ai cittadini di pianura, ma quando danno confidenza ti aprono il cuore… Sono due comportamenti che si possono vedere solo quando si è abbastanza esterni da interfacciarsi con le due realtà, oppure quando si è molto autocritici e si mette da parte l’orgoglio…

Eccezione alla regola: dare del Lei e parlare in dialetto stretto ad un qualsiasi italiano che non sia veneto. STONK.

Cazzi miei

A volte mi fermo a pensare al perché esiste il gossip, al perché esiste la moda. Sono cose che a guardarle esternamente, ovvero chiamandosi fuori dalla società, sono semplici architetture create apposta per creare poco piacere per qualcuno e tanto dispiacere per tutti gli altri; sono parte di noi, della comunità che non può vivere in un eremo sperduto perché si ha bisogno di comunicare, c’è questa enorme forza interiore della necessità di interfaccia, di desiderio di sapere, ma solo sapere cose futili. Il discorso si può vedere in qualche modo anche con la moda (scusate il gioco di parole), rapportandola al vivere con gli altri. Citando la frase “io ho il mio stile, vesto alla moda” che mi è stata detta, non posso che spalancare la bocca e strabuzzare gli occhi dal valore così alto di ossimoro che questa frase contiene. La moda è conformismo, che lo vogliate o no e mi sembra controproducente come tutti gli stilisti continuamente vadano alla ricerca del tocco in più (sempre meno comodo e meno funzionale sia chiaro) e spaccino la propria roba per innovativa e controtendenza, alla fine sono proprio loro a far tendenza, ovvero ad uniformare la gente per strada che sarà vestita praticamente con 2-3 variazioni di quel capo “firmato” (tra virgolette perché una firma con valore è un’altra). Fatto sta che giri per strada e sei aiutato a classificare le persone in base al loro vestito, sempre più spesso uguale ad altre 20 persone nel cono visuale a disposizione. Il lato positivo della cosa si può scorgere solamente se ci si basa sul fatto che le persone si conoscono e quello che indossano è solo una parte di quello che sono, sempre se danno questa importanza al vestiario.
Concludendo questo piccolo ragionamento di getto, penso che al giorno d’oggi dimostrare di essere unici sia qualcosa di terribilmente difficile, soprattutto per la difficoltà da parte della melassa popolare di accettarti come tale.

Ode all’Agave

Danzano le nebbie davanti al cuore pulsante, in un magico susseguirsi creano quel gioco di ombre che nasconde alla vista le ferite più dure. E’ paradossale come per poter descrivere uno stato d’animo, si utilizzi qualcosa di reale e intangibile, come il sentimento stesso. La tua bramosia di sapere muove l’ago, che incide in profondità la carne e penetra fino a raggiungere il margine di te stesso, scannerizzandoti da dentro; di te rimane un guscio ormai cambiato, svuotato della sua essenza, il tuo unico desiderio è quello di alzarti, afferrarla tra le due braccia e dirle che andrà tutto bene, rassicurandola con parole che a te alleviano quanto desideri suicidi, che non avrai mai.

Particolari inconfondibili

Ci sono volte in cui non servono le parole, basta uno sguardo, un respiro per capire cosa è successo. 4 anni passati assieme alle stesse persone che chiamavi amici e qualcosa nei loro occhi si è rotto, non ti vedono per quello che sei, ma solo un riflesso di un incomprensione mai risolta, nonostante l’umiliazione delle scuse pubbliche, nonostante le lacrime versate per qualcosa che ora, guardandola, è inutile. Lo noti nel calore degli abbracci perduti, lo noti nelle parole spezzate dalla mia presenza, lo noti quando l’unico contributo gradito sono i tuoi soldi, il resto non è importante, sei superfluo.
E ci sono altre volte in cui quello stesso sguardo rivela qualcosa di sorprendentemente vivo e in evoluzione, un best-seller da sfogliare che sembra il miglior libro mai scritto dal creativo che c’è in te. Senti che é contemporaneamente una persona che conosci da sempre, ma che hai voglia di scoprire, perché in lei vedi te. Tutto torna vivido, lampante come l’aurora azzurra che ti ha destato stamane; gli occhi verdi accesi lucidi sembrano un preludio ad un atto di tristezza, ma si tratta soltanto di quella frenesia prima dell’imminente battaglia, enfatizzata dal tuo furore, sempre presente.

Voglia di dis-fare

Momento di creatività che mi passi davanti, mi tiri un calcio nei coglioni e te ne scappi via lasciandomi al caldo. Sei mio ora. Traduco quello che faccio in idee, parole, suoni, musica, movimento, senza bloccarmi e senza riposo. E’ una piccola ossessione che comincio a sentire dopo un pò come un piccolo peso, allora ti lascio, ti lascio riposare come un’amante dopo l’atto e poi ti riprendo, mia musa. Obblighi. Doveri. Son quelli a darmi lo stress negativo, ma non tanto loro in se, quanto quelli che ti ricordano continuamente “guarda che devi fare questo, guarda che mi serve quello”. Odiosi. Io gestisco tutto e anche di più, basta che non mi rompiate ogni due secondi le balle sui miei 5-6 minuti di ritardo, ho i miei tempi.

Giornate uniche

Ogni giornata lo è, per un motivo o per l’altro, per il sottoscritto… ma non è per gli impegni, per lo studio, per gli esami o per il lavoro, ma è per qualcosa che ti smuove dentro, qualcosa che ti dice che oggi sarà un’altra impronta su quella duna del deserto chiamata vita dove i tuoi passi si susseguono, cadenzati, a volte vicini, a volte più distanti uno dall’altro, ma sempre indirizzati avanti, oltre quella collina, oltre quella siepe, oltre quel deserto. Ogni passo il tuo piede sprofonderà un pochino, spetta a te la forza per darti lo slancio e creare un altro solco più in la.

C’è un numero di telefono, nellα rubricα, α cui nessuno risponde, non più.

Mα lo conservi αncorα, in mezzo α tutti gli αltri numeri.
αppαrentemente un numero di telefono come tαnti, mα ‘in-utilizzαbile’; e quαsi indegno, di stαr lì, trα quei numeri ‘utilizzαbili’.
C’è un numero di telefono, nellα rubricα; un numero ‘in-utilizzαbile’, che continui α conservαre.
Perché? Fingi di non sαpere. Fingi che si trαtti solo di semplice noncurαnzα.
E invece no. C’è dell’αltro. Dell’ αltro che, αd αmmetterlo, fα terribilmente mαle, ti lαcerα le viscere e ti trαfigge il cuore.
Lo trαttieni lì, quel numero, immobile e ordinαto, nellα segretα, ingenuα sperαnzα che, un giorno, il segnαle del ricevitore possα giungere più lontαno (..lontαnissimo..).
Mαgαri oltre ogni confine conosciuto. E αncorα … e αncorα …
Insommα ‘oltre-quαnto-bαsti’… αffinché ‘quαlcuno’ possα di nuovo rispondere.
Suonα ridicolo?! Probαbile.
Mα..
C’è un numero di telefono, nellα rubricα, che NON PUOI cαncellαre.
E’ ‘in-utilizzαbile’. Eppure: ti serve. Più di tutti gli αltri numeri.

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